Conferenza Italiana per lo Studio e la Ricerca sulle Ulcere, Piaghe, Ferite e la Riparazione Tessutale
 
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venerdì 10 settembre 2010
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Il soft Lifting Stampa E-mail


ABSTRACT “IL LIFTING MINI INVASIVO”
di Nicolò Scuderi
(pubblicato dalla rivista Tema Medicina n. 3/2006)


La richiesta di interventi di chirurgia plastica è oggi più grande che mai e ai pazienti è possibile offrire procedure meno invasive e con tempi di recupero molto rapidi, cicatrici minime o poco visibili e risultati più naturali

La crescente esigenza di interventi sempre meno invasivi allontana molti potenziali pazienti dal lifting “tradizionale” con i suoi ampi scollamenti e le cicatrici estese anche se poco visibili. Il ringiovanimento del viso è oggi sempre più richiesto e i trattamenti non chirurgici (filler, laser, peeling, thermage, ecc.) hanno un effetto limitato.
Le nuove tecniche mini-invasive, che potremmo definire a metà strada fra la chirurgia vera e propria e la medicina estetica incruenta, possono riassumersi sotto l’accezione di “tecniche di soft liftin” o, più giornalisticamente “lifting della pausa pranzo”.
“Lifting” perché come le tradizionali tecniche chirurgiche di “stiramento” cutaneo riducono in modo naturale e immediato i segni del tempo, come i solchi naso-genieni, la caduta del sopracciglio o dello zigomo, il rilassamento della zona mentoniera e del collo; “soft” perché non utilizzano incisioni chirurgiche visibili, non lasciano cicatrici, non necessitano di lunga ospedalizzazione, ma soprattutto, non causano uno stiramento “innaturale” dei tessuti trattati.
In particolare esistono quattro procedure mini-invasive:

1. Aptos: questa tecnica consiste nell’introdurre in corrispondenza delle aree soggette a “ptosi” degli speciali fili di materiale bio-compatibile (polipropilene) capaci di sollevare e sostenere i tessuti con un effetto simil-lifting ma in assenza di intervento chirurgico. Tale procedure permette di risollevare tutta la zona medio-facciale (dagli occhi al margine delle labbra) con la pressoché totale assenza di gonfiore e lividi, permettendo una rapidissima ripresa post-intervento. Un altro grande vantaggio è la possibilità di risollevare anche il volume della regione medio-facciale compresi gli zigomi. In sostanza, non si appiattiscono i volumi del viso, ma si esercita una trazione sui tessuti profondi che da nuovo volume e turgore alla regione zigomatica.

2. Endotine: inventato inizialmente per migliorare la procedura di lifting endoscopico del sopracciglio, oggi consente di effettuare la correzione del “sad look” in pochi minuti con una piccola incisione fra i capelli e senza utilizzare alcun filo metallico di ancoraggio. E’ un metodo di fissaggio dei tessuti molli della fronte costituito da una placchetta rivestita da diverse “punte” che consentono di scaricare la forza di trazione esercitata dai muscoli della cute su più punti, eliminando così uno degli svantaggi più evidenti e innaturali del lifting tradizionale basato su di un unico punto di fissaggio. In più tale dispositivo, essendo completamente riassorbibile in circa 90 giorni, elimina i rischi di danno a carico delle strutture pilifere del cuoio capelluto che spesso producono sgradevoli perdite di capelli in corso di lifting tradizionale. Al pari di ogni altra procedura di chirurgia estetica, i fili di sospensione non sono applicabili in maniera uguale a tutti i pazienti che, pertanto, devono avere delle aspettative realistiche riguardo ai risultati ottenibili. I candidati ideali sono quei pazienti con minimi segni di invecchiamento e che necessitano di un lifting poco importante. Se i segni di invecchiamento sono più avanzati e più evidenti, la scelta verterà su altre opzioni chirurgiche più tradizionali e più invasive dirette ad ottenere il ringiovanimento del volto richiesto.

3. S-LIFT: Rispetto alla tecnica tradizionale del lifting, l’S-Lift del viso agisce in maniera più rispettosa dei tratti somatici in quanto, oltre a non stravolgere minimamente il gioco mimico, evita che la pelle riporti le visibili tracce della chirurgia. Il risultato è di notevole effetto anche perché non si interviene solo superficialmente, a livello cioè della pelle, ma viene considerata anche la struttura sottostante (la muscolatura), anch’essa soggetta al richiamo gravitazionale. Questo tipo di lifting segue il principio del lifting verticale che riporta i tessuti molli di faccia e collo insieme alla cute adiacente al livello che occupavano prima, evitando l’effetto di appiattimento del volto. Il paziente ideale è quello che possiede una cute elastica, ha confini ossei ben definiti e ha un grasso sottocutaneo scarsamente rappresentato: questo tipo di lifting, pertanto, trova indicazione in pazienti giovani con buone condizioni cutanee. E’ inoltre indicato in caso di lifting secondari e può essere combinata con peeling chimici, laser resufacing, trattamento del collo, trapianto di grasso allo genico, lifting del sopracciglio o blefaroplastica.

4. MACS-LIFT: Il MACS-Lift(Minimal Access Cranial Suspenion) è in pratica una modifica dell’S-Lift nel quale avremo un’incisione pre-auricolare a “L” invertita che segue il bordo inferiore della basetta (a differenza della incisione ad “S” dell’S-Lift). Gli effetti di questo tipo di lifting sono evidenti a livello della regione anteriore del collo e della mandibola. Nel MACS-Lift esteso invece l’incisione viene proseguita lungo la linea dei capelli anteriore temporale e si attua uno scollamento ai cuscinetti adiposi malari. A questo livello si posiziona una terza sutura obliqua ad “U” esattamente tra i cuscinetti adiposi malari e la fascia temporale profonda. Il terzo medio del volto e la piega naso geniena trovano specifico beneficio da questo tipo di trattamento.

I pro e i contro
Ogni tecnica appena descritta presenta dei vantaggi e degli svantaggi. Dal punto di vista del paziente la procedura che utilizza unicamente il sistema di fili di sospensione può apparire come un escamotage in quanto gli permette di evitare un vero e proprio intervento chirurgico. Tuttavia il sistema APTOS, nonostante offra notevoli vantaggi in termini di tempi operatori e di recupero del paziente, utilizza dei fili non riassorbibili che vengono posizionati “alla cieca”, ossia l’operatore non può mai avere la certezza assoluta di dove il filo si vada ad ancorare e pertanto la sicurezza di avere un appiglio solido e duraturo; questo può portare a perdita di simmetria se uno dei fili dovesse sganciarsi e a conseguente necessità di reintervento chirurgico. Questi fili non riassorbibili inoltre provocano una retrazione cicatriziale lungo il loro decorso che obbliga il chirurgo, in caso di complicanze, a dover intervenire per estrarre il filo utilizzando un approccio con tecniche open, ovvero a cielo aperto (S-Lift e/o MACS- Lift), le quali, nonostante richiedano tempi operatori e di recupero più lunghi, offrono una migliore visione dei tessuti, la certezza di ancorare il sistema muscoloaponeurotico superficiale (SMAS) e la possibilità di riposizionare il lembo cutaneo con resezione dell’eccesso cutaneo: questo porta ad un risultato migliore nel lungo termine e più duraturi.

Lipostruttura
Con l’età il viso perde volume, il tessuto adiposo diminuisce e diventa atrofico provocando ombre e vuoti che invecchiano e rendono il viso stanco. Per ridare al volto la pienezza ed il vigore della giovinezza si può ricorrere, in associazione con il lifting, alla lipostruttura, una delle tecniche più innovative degli ultimi anni.
Questo intervento è indicato prevalentemente nei casi in cui vi siano dei distretti corporei con carenza di volume in quantitativi non risolvibili con i materiali classificati come i filler, ma utilizzando il grasso corporeo del paziente stesso.
La lipostruttura, pertanto, è un intervento molto simile al lipofilling, ma nettamente migliorato come tecnica. La principale indicazione per la lipostruttura è il ringiovanimento del viso e/o la correzione del profilo di alcune sue aree (zigomi, labbra, solchi naso-genieni, mento, mandibola, atrofie localizzate). Rispetto al lipofilling nella lipostruttura sono state modificare e perfezionate concettualmente e praticamente tutte le fasi del trattamento. Con questo tipo di intervento si restituisce al viso la pienezza ed il vigore della giovinezza, innestando con delle microcannule del grasso prelevato in altre zone del corpo con una piccola liposuzione. L’associazione della lipostruttura al lifting può pertanto consentire l’esecuzione di procedure più semplificate e meno invasive. Presso il Policlinico Umberto I di Roma, nel Dipartimento di Malattie Cutanee e Veneree e Chirurgia Plastica e Ricostruttiva da me diretto, sono in studio – in collaborazione con numerosi centri di ricerca nazionali ed internazionali – le applicazioni cliniche delle cellule staminali, tra cui gli adipociti, le cui indicazioni troveranno senza dubbio ampio spazio anche nelle procedure estetiche per ristabilire i volumi del volto laddove necessario.
 
 
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