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venerdì 10 settembre 2010
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Rallentare l’invecchiamento? Ci pensa l’anti-aging Stampa E-mail

Una neonata disciplina, l’anti-aging, aiuta a rimanere giovani e soprattutto a rallentare i processi di invecchiamento ed invertirne l’iter attraverso terapie e assistenza specifica. L’argomento è stato al centro della prima conferenza internazionale dedicata all’anti-aging (che letteralmente vuole dire “anti-invecchiamento”): il simposio si è svolto a Firenze a fine aprile.“La crescita della durata media della vita e l’aumentare del numero di anziani avvenuti nell’ultimo secolo hanno causato l’aumento della comparsa di sintomi tipici dell’invecchiamento come la debolezza muscolare, il senso di affaticamento o l’osteoporosi: tutti fattori che limitano la qualità della vita stessa”, spiega Umberto Scapagnini, professore di Neurofarmacologia nell’università di Catania. Obiettivo principale della medicina anti-aging è quello di mantenere inalterate nel tempo le funzioni dell’organismo giovane. Secondo gli esperti ”non ha senso vivere fino a 120 anni, se poi nel frattempo si è perso tutto quello che rende la vita più degna di essere vissuta”. Un esempio delle terapie anti-aging è quello che cerca parzialmente di invertire i processi di invecchiamento della pelle provocati dalla luce del sole. “E’ unanimemente riconosciuto - osserva Torello Lotti, direttore del centro di dermatologia biologica e psicosomatica di Firenze - che l’esposizione continuata ai raggi del sole possa produrre una sorta di accelerazione del naturale processo di invecchiamento biologico della pelle”. Gli specialisti definiscono però questo un concetto ormai sorpassato: “Questo tipo di invecchiamento, infatti, è considerato un danno specifico dei raggi UV, e come tale in parte reversibile con uno specifico trattamento farmacologico – precisa Lotti - trattamento che, unendo particolari creme a particolari tipi di luce non dannosa per la pelle, può far fuori dalla pelle tutte le cellule condannate a non tornare indietro, cioè a non ringiovanire”. Da non dimenticare però il fatto che ancora non sono stati osservati risultati altrettanto validi sulle rughe. Di certo nella crescita della vita media “non è solo la ricerca farmaceutica che ha avuto il merito di questo risultato - sostiene Sergio Dompè, presidente di Farmindustria -. Un ruolo fondamentale è stato recitato dal Servizio sanitario nazionale, uno dei più accessibili del mondo, oltre che dagli stili di vita e dai corretti comportamenti ed abitudini di vita”.

 
 
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