Conferenza Italiana per lo Studio e la Ricerca sulle Ulcere, Piaghe, Ferite e la Riparazione Tessutale
 
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domenica 01 agosto 2010
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Comunicato CO.R.TE. alle autorità politiche Stampa E-mail
Il Direttivo di CO.R.TE., Conferenza Italiana per lo Studio e la Ricerca sulle Ulcere, Piaghe, Ferite e la Riparazione Tissutale, espressione delle principali Società Scientifiche interessate allo studio della cicatrizzazione e alla cura delle ulcere croniche e patologie connesse, ritiene di dover considerare gli aspetti normativi contenuti nella Legge 1/09 relativa a “Disposizioni per la Formazione del Bilancio Annuale Pluriennale della Regione Campania”, dove all’art. 25, comma 2 viene stabilito che gli enti sanitari pubblici (ASL, Aziende Ospedaliere e Ospedaliero-Universitarie e altri enti sanitari di diritto pubblico) non possono essere sottoposti a pignoramenti, a fronte di debiti.

La posizione della Conferenza, nel rispetto dei sistemi di salvaguardia dei bilanci pubblici, che si basa su considerazioni di tipo socio-sanitario e economiche verrà inviata alla Sezione Salute del Ministero del Welfare e agli Assessorati Regionali alla Sanità.
•    Fascia debole della popolazione
In Italia si calcola che le ulcere colpiscano circa 2 milioni di individui, ed un consistente numero di nuclei familiari. La diffusione di questa malattia è strettamente correlata all’invecchiamento della popolazione, malattie vascolari, diabete, vasculiti, incidenti stradali. Le ulcere da decubito, venose o diabetiche rappresentano una componente importante della spesa del Servizio Sanitario Nazionale sia diretta sia indiretta.
Il trattamento delle ulcere croniche richiede l’impiego di specialisti medici diversi e di paramedici, di cure protratte, di medicazioni frequenti e l’esito potenzialmente negativo di un trattamento insufficiente può esitare nell’amputazione. Il malato di lesione cutanea cronica è spesso inabile lavorativamente e l’impatto della malattia “ulcera cutanea” è da considerarsi devastante per il malato e per la società. Dato l’invecchiamento della popolazione e la presenza sempre più diffusa di condizioni croniche come il diabete, il numero dei pazienti ai quali si ritiene di dover assicurare le medicazioni avanzate potrebbe aumentare.

•    Studi di farmacoeconomia

Lo studio di farmacoeconomia, condotto nell’ambito dell’attività della Conferenza, ha dimostrato come a fronte di un maggior costo assoluto delle medicazioni avanzate, l’impiego di tali medicazioni produca una ricaduta positiva su tutti gli altri costi del Servizio Sanitario Nazionale.
Considerando i costi del Wound Care (cura delle ferite) riconducibili a
a)    costi dei materiali per le medicazioni primarie e secondarie e i farmaci;
b)    costi di personale e di assistenza domiciliare o di ricovero;
c)    spese generali e gestione del reparto ospedaliero e altri costi organizzativi di sistema;
d)    costi indiretti che ricadono sul paziente come non produttività e spese di viaggio per le visite.
Si ritiene, erroneamente, che medicazioni meno costose riducano il costo del trattamento. In realtà la maggior parte dei costi pagati dal Servizio Sanitario Nazionale per le lesioni croniche sono legati al costo del personale medico ed infermieristico per l’assistenza ospedaliera più che ai costi delle medicazioni. Di conseguenza sarebbe auspicabile l’impiego di presidi idonei a ridurre effettivamente il costo totale della cura in termini di tempo impiegato e prevenzione delle complicanze. In questa ottica sono risultate di fondamentale importanza le medicazioni avanzate l’utilizzo della VAC terapia e della cute bioingegnerizzata.

Alla luce di queste considerazioni ci si augura di evitare un’applicazione assoluta dei contenuti normativi recentemente introdotti. La ricaduta sicuramente negativa, nel rapporto cliente-fornitore (ASL, Aziende Ospedaliere e Ospedaliero-Universitarie –aziende produttrici/distributrici) intaccherebbe la salvaguardia del malato affetto da patologie cronico recidivanti.
La possibile sospensione dei pagamenti darebbe luogo alla interruzione delle forniture da parte delle aziende e la conseguente penalizzazione della qualità delle cure fornite al malato.

 
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